28/02/2009

la scommessa...

sculacciata.jpgOgni volta che accenno all'intento di sculacciarti come si fa con una bambina, ottengo una reazione immediata, ti volti di scatto freddandomi con un secco e categorico: "Scordatelo".  Sorrido alla tua risposta, irritandoti ancora di più. Ti ho promesso che prima o poi lo farò, e ci riuscirò senza (naturalmente) usare la forza. Pianifico  la  strategia, finché un giorno si presenta l'occasione propizia per attuarla. Infatti, nel mezzo di una discussione che ci trova su posizioni opposte, viene fuori una scommessa. Sei così sicura di te da accettare qualsiasi pegno. Colgo il momento, e preciso le condizioni: nel caso perdessi, ti sculaccerei, e non dovresti opporre resistenza; al limite ti concederei una difesa verbale, con possibilità di "esaminare" un eventuale baratto del pegno con un altro di mia scelta o da te proposto, sapendo a priori (e qui baro un pochino) che non accetterei nient'altro in cambio. Passa qualche mese prima che si ripresentino le condizioni adatte, ma un giorno avviene quello che per te era del tutto imprevedibile: hai perso la scommessa! Fingo di non ricordare il pegno, anche se noto in te una malcelata inquietudine. Mi limito ad osservare il tuo leggero imbarazzo giocando al gatto con il topo, con la certezza che del pegno non farai cenno. So bene quanto sei  furba, ma decido di non essere da meno. Aspetto qualche giorno e osservo diminuire la tua preoccupazione. Quando ormai sono certo che pensi d’averla fatta franca, ti ricordo (con finta noncuranza) il mio "credito". Non so se riesco a nascondere il piacere nel vedere la tua reazione, tuttavia faccio del mio meglio per non intervenire durante il tuo monologo. Mi rivolgi insulti ed invettive, hai intuito che la mia attesa era calcolata; mi guardo bene dal confermarlo. Ti sfoghi in questo modo per un bel pezzo, irritata ancora di più dal mio silenzio, dal quale cerco di non far trasparire alcuna emozione. Qualunque cosa mi dici, mi limito a sorridere lievemente. Conoscere bene il tuo orgoglio mi da un notevole vantaggio, non ti rifiuterai di "saldare". Dopo una lunga pausa di silenzio cambi tattica, decidi di tentare la maniera morbida. Mi ricordi che ti ho concesso un "tentativo" di cambiare il pegno: confermo. Da quel momento mi proponi tutto quello che un uomo vuole sentirsi offrire in camera a letto. Faccio trasparire il mio interesse  crescente diluito nel tempo, in modo da stimolare il più possibile la tua fantasia. Quello che ascolto mi da un piacere simile all'amplesso. Il modo in cui lo dici, raffinato, ricco di particolari, sicura del tuo fascino, della prorompente femminilità e del potere che questa esercita su di me. Esalti le tue forme muovendoti sapientemente, voltandomi le spalle per un attimo (facendolo sembrare casuale) sbottoni la camicetta in modo da rendere visibile parte del  tuo stupendo seno. Resisterti è una tortura, tuttavia mi sono preparato da tempo a fronteggiare le tue "avance". Esaurito il repertorio che sembra interminabile, e sempre piacevolmente sorprendente, sicura che gli "argomenti" siano una tentazione alla quale non posso resistere, vedendo crescere il mio desiderio, credi di avermi convinto a desistere dal mio progetto. Rimango in silenzio per qualche minuto, in modo che  tu, nella consapevolezza del tuo potere di seduzione, possa assaporare il piacere della vittoria. Dopo averti lusingata con i migliori aggettivi di cui sono capace e aver esaltato al massimo la tua avvenente femminilità, sottolineando  che  nessun uomo sano di mente si sognerebbe di rinunciare, e vedendo crescere il tuo trionfo ad ogni mia parola, ti confermo tuttavia lamia irremovibilità nel realizzare il progetto originale. Schivo a stento un posacenere di cristallo che si frantuma in mille pezzi contro la parete. I tuoi occhi mandano ogni sorta di segnali minacciosi. Sono troppo impegnato ad evitare gli oggetti che arrivano come  proiettili nella mia direzione, per recepire gli insulti e gli epiteti che mi rivolgi. Quando ti fermi esausta, facciamo un rapido bilancio dei anni e ci scambiamo finalmente un prudente sorriso di tregua. Tuttavia il tuo "problema" non è affatto risolto, così, rimanendo a qualche metro di distanza, e sollevando la gonna ti offrì affinché metta in atto quanto stabilito. Naturalmente rifiuto il modo e il momento. Ti ricordo che non è questo il comportamento che si addice ad una signora e tantomeno la dinamica nella quale si consuma il "rito". Stabilito anche che, essendo il  vincitore, sono io a condurre il gioco. La tua espressione è tornata a passare dallo stupore all'ira. Non trovi il modo per venirne fuori, e dentro di te, maledici il momento in cui ti sei impegnata, meditando ogni sorta di vendetta. Ci conosciamo a sufficienza da sapere entrambi che questa "cerimonia" non si esaurisce con i tuoi  glutei leggermente arrossati. Il gesto in se allude alla supremazia ancestrale del maschio sulla femmina, facendomi apparire come un maschilista (a torto, visto che non lo sono). Tuttavia, nella fattispecie, appaga il mio orgoglio di vincitore (Probabilmente se avessi vinto tu la scommessa mi avresti fatto vestire da donna). Facendo leva sulla nostra abituale correttezza nel mantenere gli impegni, e precisando (imprudentemente) che potrei non  mantenere i miei in futuro in una situazione analoga, ma a mio  svantaggio, ribadisco con fermezza che gestirò io "l'esecuzione della sentenza". Trascorre una settimana nella quale facciamo l'amore ogni giorno scrutandoci negli occhi come a  volerci impossessare l'uno dell'altra. La passione non è mai stata così coinvolgente, il desiderio così insaziabile. Intanto seiritornata a cullare l'illusione che abbia rinunciato a "riscuotere". Ti osservo uscire dalla doccia, felice, appagata dalla tua bellezza e dal desiderio che leggi nei miei occhi, non ti sei curata di coprirti come fai d'abitudine per togliere l'umidità residua  dalla pelle. Sei estremamente seducente, lo sai, e sfrutti le tue armi fino in fondo, sicura di  te, quasi invulnerabile. E' il momento adatto. Ti dico con calma che devi pagare il tuo "debito". In un primo momento pensi che io scherzi. Mi guardi a lungo cercando di intuire i miei pensieri, poi, senza rancore ma con aria di sfida, convinta, che non abbia il  coraggio i mettere in opera il mio intento, che non potrei violare tanta bellezza; ti consegni. Prima ti faccio sedere sulle mie ginocchia, i tuoi  occhi non abbandonano i miei, cercando di controllare i miei pensieri. Poi con dolcezza faccio in modo che ti volti, appoggiando il ventre sulle mie gambe, la testa a sinistra  le gambe a destra, a formare un angolo retto che cede al mio sguardo la tua parte più intima, esposta e vulnerabile. I tuoi capelli umidi sfiorano il pavimento, e i tuoi occhi, che non mi abbandonano mai, ti costringono a tenere la testa girata verso di me in una posizione che deve essere piuttosto scomoda. Tuttavia non rinunci a trasmettermi quel messaggio di sfida. Adesso il tuo guardo è un misto di amore/odio i tuoi occhi  ancora  increduli penetrano i miei convinta fino all'ultimo che non "oserò". Sostengo ancora per qualche attimo la sfida, poi trasferisco la mia attenzione sui tuoi glutei, e sulla parte più intima incorniciata dal vello setoso che mi eccita, indebolendo la mia determinazione. Per un attimo sembri riacquistare sicurezza vedendo che ti osservo in un posto così desiderabile, e pensi che non lo violerò. Ho immaginato a lungo questo momento, e non desisto.  Comincio ad accarezzare dolcemente le tue natiche, disegnandone i contorni, le mie mani si modellano su di loro in modo da aumentare il più possibile la superficie di contatto. Fremi indecisa, tra il piacere e la diffidenza, le mie dita si insinuano sulla superficie delle tue  fessure, senza violarle, ti accarezzo dolcemente, senza fretta. Poi improvvisa, inaspettata la prima sculacciata, non violenta, ma  decisa, con il palmo della mano, le dita unite a formare una superficie omogenea, accurata, tanto nell'esecuzione come nella zona da colpire, rigorosamente dove finiscono i glutei e inizia la zona posteriore delle cosce, facendo bene attenzione ad  interessare anche il tuo sesso, il tutto in un solo atto. Adesso a tua espressione è incredula, ma prima che tu abbia il tempo di modificarla hai già ricevuto la seconda sculacciata, esattamente identica alla prima. Non può essere un caso, che il contatto avvenga proprio in quella zona, e mentre lo pensi arriva la terza poi la quarta.... Il tuo bel viso è decisamente più rosso delle tue natiche anche perché i miei colpi sono tutt'altro che violenti, ma  i tuoi occhi sono autentica brace con l'evidente desiderio di incenerirmi. Il tuo disappunto raggiunge il massimo quando (come avevo previsto) cominci a provare piacere, e non puoi nasconderlo. La tua zona più intima si inumidisce sempre più, senza che tu possa controllare il godimento imprevisto che ti dà. Da quando ho iniziato a sculacciarti non abbiamo pronunciato una parola. Tutto quello che mi hai promesso in cambio del pegno avviene ugualmente,forse di più. Facciamo l'amore in silenzio, guardandoci con golosità crescente, poi con ingordigia quasi a volerci  mangiare per possederci meglio, complici inseparabili nella irripetibilità del momento.

Non parliamo mai più dell'episodio, né io manifesto l'intenzione di replicarlo, ma per lungo tempo leggo nei tuoi occhi il desiderio inconfessato che si ripeta....

giampiero

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