preludio per una notte…

con la bocca.jpg….ho accarezzato la parte esposta del tuo corpo senza fretta…il sole è tramontato, è l’imbrunire. Ti invito a sdraiarti sul ventre, il viso adagiato sul lato destro, le braccia piegate sotto il cuscino, le gambe appena divaricate. Indossi soltanto lo slip candido, semplice e un po’ “demodé” che preferisco. Sei assolutamente rilassata, fiduciosa, le palpebre chiuse. Le labbra accennano un lieve sorriso. Adagio lentamente le forbici sulla tua schiena all’altezza della vita. Al contatto con il freddo del metallo apri gli occhi, ti irrigidisci appena ma sai benissimo che non farei mai nulla che potrebbe dispiacerti e trascurando la natura di quell’oggetto misterioso ti abbandoni nuovamente ai tuoi dolci pensieri consegnandoti fiduciosa ai piaceri imprevisti che ogni volta so procurarti. Infilo l’indice delle mani sotto i bordi dell’unico indumento che indossi disegnandone lentamente i contorni, sollevi leggermente il ventre dal letto nell’intento di agevolarmi credendo che voglia finalmente liberarti da quell’ultima porzione di stoffa che ci impedisce la totale intimità. Faccio scorrere con esasperante lentezza le mie dita sui lati dello slip affinché convergano nel punto più sensibile ormai pulsante di desiderio. Dolcemente sollevi ancora i glutei come ulteriore invito a togliere definitivamente l’indumento. Le mie dita si toccano, si affiancano, ti accarezzano delicatamente nel punto più intimo, quindi si sovrappongono e mentre il mio dito sinistro continua ad accarezzarti il destro abbandona a malincuore il piacevole contatto, ma solo per consentire alla mano di prendere le forbici, accostare una lama al dito sinistro e tagliare in un’unica soluzione lo slip nel punto più stretto. Il triangolo di stoffa che copriva parte dei glutei e nascondeva alla mia vista ciò che tu eri impaziente di mostrarmi si ritrae in vita, lasciando scoperte quasi a sfidarmi in tutta a loro eccitazione quelle che appaiono come rose sbocciate di desiderio….

giampiero

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la scommessa…

sculacciata.jpgOgni volta che accenno all’intento di sculacciarti come si fa con una bambina, ottengo una reazione immediata, ti volti di scatto freddandomi con un secco e categorico: “Scordatelo”.  Sorrido alla tua risposta, irritandoti ancora di più. Ti ho promesso che prima o poi lo farò, e ci riuscirò senza (naturalmente) usare la forza. Pianifico  la  strategia, finché un giorno si presenta l’occasione propizia per attuarla. Infatti, nel mezzo di una discussione che ci trova su posizioni opposte, viene fuori una scommessa. Sei così sicura di te da accettare qualsiasi pegno. Colgo il momento, e preciso le condizioni: nel caso perdessi, ti sculaccerei, e non dovresti opporre resistenza; al limite ti concederei una difesa verbale, con possibilità di “esaminare” un eventuale baratto del pegno con un altro di mia scelta o da te proposto, sapendo a priori (e qui baro un pochino) che non accetterei nient’altro in cambio. Passa qualche mese prima che si ripresentino le condizioni adatte, ma un giorno avviene quello che per te era del tutto imprevedibile: hai perso la scommessa! Fingo di non ricordare il pegno, anche se noto in te una malcelata inquietudine. Mi limito ad osservare il tuo leggero imbarazzo giocando al gatto con il topo, con la certezza che del pegno non farai cenno. So bene quanto sei  furba, ma decido di non essere da meno. Aspetto qualche giorno e osservo diminuire la tua preoccupazione. Quando ormai sono certo che pensi d’averla fatta franca, ti ricordo (con finta noncuranza) il mio “credito”. Non so se riesco a nascondere il piacere nel vedere la tua reazione, tuttavia faccio del mio meglio per non intervenire durante il tuo monologo. Mi rivolgi insulti ed invettive, hai intuito che la mia attesa era calcolata; mi guardo bene dal confermarlo. Ti sfoghi in questo modo per un bel pezzo, irritata ancora di più dal mio silenzio, dal quale cerco di non far trasparire alcuna emozione. Qualunque cosa mi dici, mi limito a sorridere lievemente. Conoscere bene il tuo orgoglio mi da un notevole vantaggio, non ti rifiuterai di “saldare”. Dopo una lunga pausa di silenzio cambi tattica, decidi di tentare la maniera morbida. Mi ricordi che ti ho concesso un “tentativo” di cambiare il pegno: confermo. Da quel momento mi proponi tutto quello che un uomo vuole sentirsi offrire in camera a letto. Faccio trasparire il mio interesse  crescente diluito nel tempo, in modo da stimolare il più possibile la tua fantasia. Quello che ascolto mi da un piacere simile all’amplesso. Il modo in cui lo dici, raffinato, ricco di particolari, sicura del tuo fascino, della prorompente femminilità e del potere che questa esercita su di me. Esalti le tue forme muovendoti sapientemente, voltandomi le spalle per un attimo (facendolo sembrare casuale) sbottoni la camicetta in modo da rendere visibile parte del  tuo stupendo seno. Resisterti è una tortura, tuttavia mi sono preparato da tempo a fronteggiare le tue “avance”. Esaurito il repertorio che sembra interminabile, e sempre piacevolmente sorprendente, sicura che gli “argomenti” siano una tentazione alla quale non posso resistere, vedendo crescere il mio desiderio, credi di avermi convinto a desistere dal mio progetto. Rimango in silenzio per qualche minuto, in modo che  tu, nella consapevolezza del tuo potere di seduzione, possa assaporare il piacere della vittoria. Dopo averti lusingata con i migliori aggettivi di cui sono capace e aver esaltato al massimo la tua avvenente femminilità, sottolineando  che  nessun uomo sano di mente si sognerebbe di rinunciare, e vedendo crescere il tuo trionfo ad ogni mia parola, ti confermo tuttavia lamia irremovibilità nel realizzare il progetto originale. Schivo a stento un posacenere di cristallo che si frantuma in mille pezzi contro la parete. I tuoi occhi mandano ogni sorta di segnali minacciosi. Sono troppo impegnato ad evitare gli oggetti che arrivano come  proiettili nella mia direzione, per recepire gli insulti e gli epiteti che mi rivolgi. Quando ti fermi esausta, facciamo un rapido bilancio dei anni e ci scambiamo finalmente un prudente sorriso di tregua. Tuttavia il tuo “problema” non è affatto risolto, così, rimanendo a qualche metro di distanza, e sollevando la gonna ti offrì affinché metta in atto quanto stabilito. Naturalmente rifiuto il modo e il momento. Ti ricordo che non è questo il comportamento che si addice ad una signora e tantomeno la dinamica nella quale si consuma il “rito”. Stabilito anche che, essendo il  vincitore, sono io a condurre il gioco. La tua espressione è tornata a passare dallo stupore all’ira. Non trovi il modo per venirne fuori, e dentro di te, maledici il momento in cui ti sei impegnata, meditando ogni sorta di vendetta. Ci conosciamo a sufficienza da sapere entrambi che questa “cerimonia” non si esaurisce con i tuoi  glutei leggermente arrossati. Il gesto in se allude alla supremazia ancestrale del maschio sulla femmina, facendomi apparire come un maschilista (a torto, visto che non lo sono). Tuttavia, nella fattispecie, appaga il mio orgoglio di vincitore (Probabilmente se avessi vinto tu la scommessa mi avresti fatto vestire da donna). Facendo leva sulla nostra abituale correttezza nel mantenere gli impegni, e precisando (imprudentemente) che potrei non  mantenere i miei in futuro in una situazione analoga, ma a mio  svantaggio, ribadisco con fermezza che gestirò io “l’esecuzione della sentenza”. Trascorre una settimana nella quale facciamo l’amore ogni giorno scrutandoci negli occhi come a  volerci impossessare l’uno dell’altra. La passione non è mai stata così coinvolgente, il desiderio così insaziabile. Intanto seiritornata a cullare l’illusione che abbia rinunciato a “riscuotere”. Ti osservo uscire dalla doccia, felice, appagata dalla tua bellezza e dal desiderio che leggi nei miei occhi, non ti sei curata di coprirti come fai d’abitudine per togliere l’umidità residua  dalla pelle. Sei estremamente seducente, lo sai, e sfrutti le tue armi fino in fondo, sicura di  te, quasi invulnerabile. E’ il momento adatto. Ti dico con calma che devi pagare il tuo “debito”. In un primo momento pensi che io scherzi. Mi guardi a lungo cercando di intuire i miei pensieri, poi, senza rancore ma con aria di sfida, convinta, che non abbia il  coraggio i mettere in opera il mio intento, che non potrei violare tanta bellezza; ti consegni. Prima ti faccio sedere sulle mie ginocchia, i tuoi  occhi non abbandonano i miei, cercando di controllare i miei pensieri. Poi con dolcezza faccio in modo che ti volti, appoggiando il ventre sulle mie gambe, la testa a sinistra  le gambe a destra, a formare un angolo retto che cede al mio sguardo la tua parte più intima, esposta e vulnerabile. I tuoi capelli umidi sfiorano il pavimento, e i tuoi occhi, che non mi abbandonano mai, ti costringono a tenere la testa girata verso di me in una posizione che deve essere piuttosto scomoda. Tuttavia non rinunci a trasmettermi quel messaggio di sfida. Adesso il tuo guardo è un misto di amore/odio i tuoi occhi  ancora  increduli penetrano i miei convinta fino all’ultimo che non “oserò”. Sostengo ancora per qualche attimo la sfida, poi trasferisco la mia attenzione sui tuoi glutei, e sulla parte più intima incorniciata dal vello setoso che mi eccita, indebolendo la mia determinazione. Per un attimo sembri riacquistare sicurezza vedendo che ti osservo in un posto così desiderabile, e pensi che non lo violerò. Ho immaginato a lungo questo momento, e non desisto.  Comincio ad accarezzare dolcemente le tue natiche, disegnandone i contorni, le mie mani si modellano su di loro in modo da aumentare il più possibile la superficie di contatto. Fremi indecisa, tra il piacere e la diffidenza, le mie dita si insinuano sulla superficie delle tue  fessure, senza violarle, ti accarezzo dolcemente, senza fretta. Poi improvvisa, inaspettata la prima sculacciata, non violenta, ma  decisa, con il palmo della mano, le dita unite a formare una superficie omogenea, accurata, tanto nell’esecuzione come nella zona da colpire, rigorosamente dove finiscono i glutei e inizia la zona posteriore delle cosce, facendo bene attenzione ad  interessare anche il tuo sesso, il tutto in un solo atto. Adesso a tua espressione è incredula, ma prima che tu abbia il tempo di modificarla hai già ricevuto la seconda sculacciata, esattamente identica alla prima. Non può essere un caso, che il contatto avvenga proprio in quella zona, e mentre lo pensi arriva la terza poi la quarta…. Il tuo bel viso è decisamente più rosso delle tue natiche anche perché i miei colpi sono tutt’altro che violenti, ma  i tuoi occhi sono autentica brace con l’evidente desiderio di incenerirmi. Il tuo disappunto raggiunge il massimo quando (come avevo previsto) cominci a provare piacere, e non puoi nasconderlo. La tua zona più intima si inumidisce sempre più, senza che tu possa controllare il godimento imprevisto che ti dà. Da quando ho iniziato a sculacciarti non abbiamo pronunciato una parola. Tutto quello che mi hai promesso in cambio del pegno avviene ugualmente,forse di più. Facciamo l’amore in silenzio, guardandoci con golosità crescente, poi con ingordigia quasi a volerci  mangiare per possederci meglio, complici inseparabili nella irripetibilità del momento.

Non parliamo mai più dell’episodio, né io manifesto l’intenzione di replicarlo, ma per lungo tempo leggo nei tuoi occhi il desiderio inconfessato che si ripeta….

giampiero

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centro commerciale…

culo 3.jpg Centro Commerciale: ore 13.50
Il reparto abbigliamento è situato al piano terra. I clienti sono pochi e svogliati, le commesse annoiate. Lia sembra aver trovato un capo che le piace, mi chiama per farmelo vedere e insieme ci avviciniamo alla zona riservata alle prove. La porta del box è ad un solo battente senza molla di richiamo, tagliata sopra e sotto. Chi si trova all’interno può essere visto solo dalle spalle in su e da metà tibia in giù. Mi aggiro nelle vicinanze mentre Lia si spoglia, tanto so che mi chiamerà per chiedere la mia opinione sul capo. Pochi istanti dopo la sento pronunciare il mio nome e mi avvicino al box. Apre il battente e mi guarda con espressione interrogativa, ha tolto i pantaloni neri e indossato la minigonna blu presa in prova. La gonna la fascia perfettamente senza peraltro essere stretta, quasi una seconda pelle. Trovo che l’insieme sia esente da critiche, non tanto la minigonna quanto quello che c’è dentro e comunque non le permetterei di scegliere qualcosa di non adatto. Si gira lentamente specchiandosi da ogni angolazione e godendo del mio sguardo. Decidiamo per l’acquisto, non le rimane che cambiarsi per indossare nuovamente i pantaloni. Mentre si sfila la gonna avvicino il battente allo stipite, Lia evita di azionare il chiavistello rassicurata dalla mia presenza e dalla certezza di non essere vista da nessuno tranne me. Tutto sommato è una giornata noiosa e sento la necessità di vivacizzarla un po’. Sono piuttosto alto e posso osservare Lia oltre il battente con assoluta facilità. Indossa solo la maglia e uno slip sgambato bianco di pizzo che la fascia come un guanto nascondendo ben poco e comunque quello che non vedo lo conosco bene. Lia si accorge che la sto osservando e dal mio sguardo intuisce il desiderio…ma non solo: sa che ho qualcosa in mente. Mi sorride con complicità consapevole della sua avvenenza ma non immaginando cosa sto per fare. Apro il battente quel tanto che basta per farmi entrare e lo richiudo alle mie spalle, Lia ride pensando ad uno dei miei soliti scherzi ma prima che possa formulare una frase infilo le mani ai lati dello slip sfilandoglielo fino alle ginocchia. I suoi glutei sono bianchi, sodi e la reazione scontata: “Sei pazzo?Qui?Che vuoi fare?”. Approfitta dello specchio per guardarmi negli occhi e capire che non scherzo, cerca debolmente di convincermi a desistere: “Finiremo in Questura” e io “Chisenefrega”, la mia determinazione è evidente. Nel frattempo mi sono liberato parzialmente degli indumenti in eccesso, ho invitato Lia ad appoggiarsi alla spalliera della sedia di servizio in modo da potersi proporre nella posizione che mi facilita il penetrarla. Una commessa sulla trentina si sta avvicinando casualmente ai box e il suo sguardo si posa su di noi senza particolare curiosità almeno fino a quando non apro volutamente il battente di circa 40cm. permettendole di vedere quanto sta accadendo all’interno. Lia mi ripete debolmente (e con sempre minore convinzione) che sono pazzo, ma questo sembra eccitarla e adesso ci stiamo godendo l’amplesso senza alcuna intenzione di interromperlo rimandando ogni possibile preoccupazione per le conseguenze. La commessa guarda inizialmente e distrattamente senza vedere, poi quasi incredula, quindi scandalizzata, indecisa sul da farsi, prende tempo, si guarda intorno, torna a guardare noi, non sa che atteggiamento assumere, non vorrebbe attirare troppo l’attenzione, oltretutto siamo clienti conosciuti anche senza essere in particolare confidenza con il personale. Intanto, molto lentamente, data la scarsa affluenza di clienti, si sta avvicinando anche la responsabile del reparto, una signora piacente sulla cinquantina, non troppo appariscente, elegante ma senza ostentazione. La commessa, per scaricarsi ogni responsabilità, decide di essere zelante e sussurra alla signora in arrivo quanto sta avvenendo nel box. Non appena lo sguardo della responsabile si volta dalla nostra parte aumento di altri 10cm. l’apertura del battente in modo che non ci siano equivoci su quello che sta accadendo né sull’ intenzione di non nasconderlo. L’evidenza delle mie intenzioni, il fatto che sia conosciuto in città come persona irreprensibile (divagazioni sentimentali a parte), il “candore” nel far partecipare anche loro almeno visivamente, le rende titubanti. E’ sufficiente guardarle per intuire i loro pensieri: la commessa finge di essere scandalizzata, mentre la responsabile del reparto vorrebbe far valere la propria autorità senza attirare troppo l’ attenzione e tanto meno sollevare scandalo con il rischio di perdere clienti (noi compresi). Non posso nascondere che nel mio progetto era compresa anche questa eventualità, rendendone accettabile il rischio. Le due donne continuano a consultarsi e fingendo indifferenza si guardano attorno, ma senza rinunciare ad osservare anche noi, e ogni volta che accade, mi assicuro che vedano Lia che sta godendo, e io con lei…La situazione si sviluppa, la responsabile sembra aver preso una decisione, la commessa si allontana (si direbbe a malincuore), mentre lei si avvicina lentamente quasi a voler impedire il passaggio ad una cliente che si sta avvicinando a quella zona. La mia sfacciataggine nel farci vedere in quella situazione senza neppure chiudere il battente sembra sorprendere la signora ma nel frattempo la rende complice. Adesso ha recuperato il controllo e si avvicina sempre più. Quando si trova a circa tre metri da noi, si ferma e girando su se stessa ci volta le spalle, coprendoci intenzionalmente alla possibile vista dei clienti. A quella distanza siamo in grado di sentire distintamente la sua voce un po’ seccata: “Almeno sbrigatevi….”.

giampiero

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